L’abitudine alla violenza

4 Ottobre 2020

l'abitudine alla violenza

L’abitudine alla violenza.

Leggendo gli articoli su Willy, il ragazzo barbaramente ucciso a Colleferro, mi è venuto alla mente un episodio personale di diversi anni fa.

Ero ad una festa, mi trovavo per l’esattezza a casa di amici (o presunti tali come poi scoprii!); diversi invitati erano abbastanza alterati dall’alcool, come capita in tante feste dove sovente può capitare che sfugga il gomito e spesso qualcosa in più.Ma la cosa non mi preoccupò, mi trovavo in un ambiente a mio avviso protetto, quindi non badai alla cosa.

Ad un certo punto, mentre ero sulla terrazza e parlavo con alcune persone, dietro di me alcuni ragazzi che non conoscevo, parlavano a voce molto alta.
Mi infastidii un po’, se non altro perché non riuscivo a sentire quello che le persone con cui cercavo di parlare, mi dicevano. Ma mi trovavo ad una festa, quindi semplicemente decisi di spostarmi in un altro ambiente della casa.


Feci per andarmene, quando uno di questi in maniera non troppo gentile mi toccò il sedere. Oggi non so come reagirei, allora reagii di istinto e gli diedi uno schiaffo. Non aggiunsi mezza parola, gli diedi uno schiaffo e mi spostai in altra stanza.

Lui non disse nulla, rimase forse di sasso, forse sgomento ma non disse nulla. Non andai via, oggi penso che l’avrei dovuto fare ma allora non lo feci perché pensavo bastasse così, per quanto la cosa mi avesse reso nervosa.
Dopo mezz’ora circa dall’accaduto, me ne pentii. Perché l’educato ragazzo mi raggiunse in un attimo in cui mi trovavo per un secondo fuori da sola, in una terrazza secondaria dove mi ero avventurata per buttare una cosa, e mi raggiunse per rendermi il favore con modi meno sbrigativi dei miei.

Non mi dilungo qui nei dettagli, non è importante… ma un ragazzo che ti mette le mani al collo e ti stringe, non è una bella esperienza credetemi. Mi salvò l’uscita di un altro ragazzo sulla terrazza che vista la scena fece sparire l’altro in un secondo, ma non gli disse nulla, non intervenì, tanto bastò perché l’altro andasse via, fortunatamente per me.
I padroni di casa anche loro, non fecero o dissero nulla (ecco perché ho anticipato prima scrivendo sugli amici o presunti tali).

Tutta questa premessa su qualcosa accaduto a me, solo perché riflettevo sull’accaduto e non agito.

Nessuno ha agito davvero quel giorno, e noto con sempre maggiore frequenza quanto sempre meno le persone agiscono. Io non so se qualcuno ha visto mentre picchiavano e ammazzavano Willy, non conosco bene i fatti e non mi ci addentro.
L’unica cosa che so per certo è che ci siamo abituati ad una violenza crescente, ad immagini e modalità che ci allontanano sempre più dalla nostra “umanità”.

La violenza fa parte della nostra natura, in qualche misura serve alla sopravvivenza e antropologicamente ci ha permesso di evolverci; anch’essa è stata in qualche maniera determinante.

E non è la violenza quindi a farmi paura, ma l’abitudine che si sta instillando o si è già instillata culturalmente, del non agire.

Ci siamo abituati ad osservare senza muovere un dito, arrivando persino a filmare le immagini mentre siamo lì come spettatori. Quelle sono le uniche dita che usiamo, quelle per utilizzare il cellulare e riprendere tutto in modo poi da poterlo postare in rete.

Se quattro ragazzi arrivano a pestare sino ad uccidere, un ragazzo inerme, per il solo gusto di farlo, forse è il caso di ragionare sull’evidente problema che la nostra società ha: ignoranza, odio, razzismo, rabbia.

La cultura dell’odio si è talmente esacerbata in questi anni da essere a mio avviso, ormai fuori controllo.

Siamo davvero questo? Perché è ciò che stiamo lasciando alle generazioni future.

Forse è arrivato il momento di iniziare a tramandare di nuovo i valori e la cultura dell’altruismo.

Siamo un po’ tutti Willy, occorre solo ricordarlo…

Buona evoluzione come sempre ?

Dott.ssa Tiziana Melis


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